costellazioni, psicoterapia

“la felicità è più leggera di una piuma…”

“La felicità è più leggera di una piuma; nessuno sa afferrarla. La disgrazia è più pesante della terra; nessuno sa lasciarla cadere”. Questo è un brano di una poesia contenuta nel ZhuagZi, uno dei testi su cui si fondò nella Cina tradizionale la Scuola del Dao, la sigla che ha raccolto la sapienza dei cinesi antichi. Esso si riferisce ad un fenomeno che possiamo osservare ancor oggi: siamo più attaccati a ciò che ci fa soffrire che non a ciò che ci alleggerisce.

Cosa c’è di così attraente nella infelicità? Riuscire a rispondere a questa domanda ci aiuterebbe forse a comprendere perché ci ammaliamo, perché le notizie cattive interessano di più di quelle buone, perché stare bene prima o poi ci mette in imbarazzo, al punto che il benessere è diventato al massimo l’obiettivo di una vacanza e non può essere quello della vita di tutti i giorni.

Quante volte ci siamo trovati a dire: “Capitano  tutte a  me”! A chiederci, in modo frequente oppure in certi momenti topici della nostra vita, come mai il destino sembra accanirsi contro di noi. C’è un proverbio che dice: “La  fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo”. Questa espressione popolare sembra avvertirci che, almeno in parte, siamo noi stessi a lasciare che le disgrazie ci prendano di mira, che la sfortuna ci colpisce anche perché, nostro malgrado, ci mettiamo  nella  condizione di attirare la cattiva sorte.

Ma come si fa ad essere spensierati, quando attorno a noi c’è tanta sofferenza? Come possiamo aspirare ad essere felici se qualche nostro congiunto soffre o ha sofferto in passato? O se, addirittura, un membro della nostra famiglia ha incontrato un destino tragico che lo ha strappato dalla vita prematuramente o non gli ha consentito di vivere l’affetto dei suoi, perché escluso, allontanato, infermo o menomato?

Una delle forze che fa vivere i sistemi familiari chiede che le sofferenze siano compensate, che tutti gli appartenenti abbiano in uguale misura dignità e mezzi di sussistenza. Sentiamo, quindi, ingiusto desiderare qualcosa che altri non hanno avuto. A volte ci facciamo anche carico delle sofferenze dei nostri familiari nella speranza infantile di sollevarli dai loro pesi. Il desiderio di sacrificarci per loro ci spinge a rinunciare alla pienezza della vita.

Questa rinuncia ci fa sentire importanti, ma ci porta ad assumere la parte di chi è stato trattato ingiustamente, la parte della vittima. Nel ruolo di vittime, proviamo la potente ebbrezza che ci viene dal sentirci in credito, ma, al tempo stesso, attiriamo su di noi le tensioni distruttive che ci circondano.

Ad un livello più profondo possiamo sentire che essere infelici non giova a chi è o è stato infelice. Ai margini del gran mare del dolore, che tutti condividiamo, esiste una spiaggia che si chiama gratitudine. Da questo luogo interiore possiamo rischiare e testimoniare le sofferenze vissute da chi ci ha preceduto, proprio cogliendo le occasioni che ci vengono offerte di essere felici, riconoscendo in questo modo il valore del loro sacrificio.

Questo è il bellissimo tema che verrà trattato nel prossimo seminario di  Costellazioni Familiari, il 12 dicembre 2010, presso la sala CSAPSA in via S.M. Maggiore 1 a Bologna.

Il seminario è aperto a  tutti coloro che desiderano migliorare la propria salute e le proprie relazioni.

Il seminario fa parte della formazione base per Mediatore Familiare e Sistemico.

Mediatore: dott. Stefano Saviotti

Accompagnatrice: dott.ssa Diana Marchesi

Data: domenica  12 dicembre 2010

Orario: ore 9.00 iscrizione, ore 9.30 inizio, ore 13.00 pausa pranzo,

ore 15.00 ripresa, ore 18.30 conclusione

Luogo: CSAPSA via S.Maria Maggiore, 1 Bologna

Costo: € 70.00 (coppie € 120.00, bambini e adolescenti gratis)

più tessera associativa RuYi € 10.00

Agevolazioni: studenti e pensionati sconto 10%

Informazioni ed iscrizioni: mail: info@ruyi.it, sito: www.ruyi.it , tel. 051477982 – 3386002461(Alessandra)

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