costellazioni familiari

Il riso e il pianto

 

Mi faceva piacere informarvi del prossimo seminario di Costellazioni Familiari dal titolo
“Il riso e il pianto” si terrà il 4 dicembre nel Centro RuYi in via Lame 69 a Bologna.

Il seminario è aperto a tutti e fa anche parte del programma di formazione base per Mediatore Familiare e Sistemico.

Ed eccovi un breve spunto di riflessione sul tema che verrà trattato:

“Siamo abituati a credere che il riso sia una manifestazione di gioia e il pianto una espressione di dolore, ma non sempre è così.

A volte si ride per imbarazzo, si sostituisce con il riso qualcosa che non possiamo, non riusciamo o non vogliamo dire.

A volte, invece, piangiamo per rabbia, per frustrazione o per impotenza, perché troviamo sul nostro cammino un ostacolo apparentemente insuperabile, qualcosa che ci tocca da vicino, ma sembra non dipendere da noi.

Con un sorriso ci apriamo e accogliamo gli altri, ma esiste anche lo scherno e la derisione. Ridere di gusto apre il cuore, ma usiamo l’ironia tagliente e il sarcasmo per tenere a distanza e svilire chi non sta al nostro gioco. Ridiamo senza pudore, ma ci vergogniamo a piangere, come se ridere fosse una dimostrazione di forza e invece piangere una ammissione di debolezza.

Con il riso ci espandiamo per affermare, con il pianto ci riduciamo per chiedere. A volte il riso costituisce uno schermo dietro il quale nascondiamo i nostri veri sentimenti e il pianto rivela l’esistenza di una frattura, di un conflitto interiore che non trova soluzione. Così il riso diventa il modo per nascondere a se stessi una qualche verità e il pianto, invece, rappresenta una prima ammissione che qualcosa di nuovo potrebbe succedere.

Andando più in profondità, certi sorrisi manifestano la fedeltà nascosta ad un legame, la fermezza sciocca che inconsapevolmente ci prende di fronte a un comportamento a cui siamo vincolati, senza chiederci a cosa serva o a chi appartenga. Dietro a certi sorrisi si nasconde un no, l’impossibilità di cambiare una vecchia decisione, forse neanche nostra. Certi pianti, invece, fanno trapelare il riconoscimento di un sentimento che ha difficoltà a mostrarsi, perché temiamo il dolore che ci provocherebbe il lasciarlo andare. In questo caso, il riso rappresenta la conferma di un legame non riconosciuto e il pianto la nostra esigenza di trasformarlo.

Sia il riso che il pianto possono essere una liberazione. Il riso spesso si limita a darci un rilassamento nervoso, l’allentarsi di una tensione emotiva. Il pianto fa emergere un sentimento profondo che accompagna una vera commozione, lo scioglimento di un peso del cuore.

Spesso, in questi casi, riso e pianto si associano, facendoci forse sentire stupidi, ma lasciandoci, poi, una maggiore serenità e leggerezza.

Riuscire a ridere e a piangere ci mantiene in contatto con il nostro sentire, lo rende elastico e dona ampiezza al nostro sguardo.

Essere capaci di gioire, quando la vita si afferma, e di commuoverci, quando la vita è impedita, ci rende più umani, confermandoci che quello che stiamo facendo, cioè vivere, cioè accogliere quello che ci viene incontro per quanto difficile sia, è la cosa migliore che, nella nostra attuale, umana condizione, possiamo fare”.  

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