costellazioni familiari

è ora di costellazioni!.. “il compito della restituzione”..

con immensa riconoscenza vi inoltro l’invito a partecipare all’ incontro di Costellazioni Familiari dal titolo “Il compito della restituzione” che si terrà domenica 25 gennaio nel centro RuYi in via Lame 69 a Bologna.
L’incontro è dedicato a tutti coloro che desiderano avere maggiore chiarezza sulle proprie relazioni affettive e fa anche parte del programma di formazione base per Mediatore Sistemico.

questa l’ introduzione al tema proposto..

… “Come noi, quando eravamo bambini, abbiamo avuto bisogno dei nostri genitori o di un loro delegato per potere sopravvivere, così, se tutto va bene, i nostri genitori hanno, avranno o hanno avuto bisogno di noi o di un nostro sostituto, quando sono, saranno o sono stati vecchi. Tanto quanto allevare i piccoli, accudire i genitori anziani o malati è un dovere a cui il sistema familiare attribuisce un carattere obbligatorio. In condizioni normali, non possiamo sottrarci ad esso. E’ proprio questa sua necessità che spesso ci fa vivere questo compito, non solo in modo molto faticoso, ma anche associato a un sentimento di ambivalente insoddisfazione.

Trovandoci ad assistere i genitori anziani o malati, si evidenzia come stanno veramente le cose tra noi e loro. E’ in queste occasioni, come in tutti i passaggi essenziali dell’esistenza, che gli ordini che regolano i sistemi familiari mostrano tutta la loro forza. Proprio perché quella con i genitori è la relazione che precede e impronta tutte le altre, è in queste occasioni che abbiamo la possibilità di riconoscere la realtà affettiva delle nostre relazioni primarie. Prendendo contatto con il groviglio di sentimenti che ci legano ad essi, abbiamo la possibilità di vedere con maggiore chiarezza quali sono i veri sentimenti che guidano le nostre relazioni con i fratelli, con il coniuge, con i figli e con gli altri in generale.

Dato che siamo figli, e i figli, come si sa, non sono mai del tutto contenti dei loro genitori finché questi sono in vita, avremo sicuramente qualche rimprovero da rivolgere loro. Più o meno velato che sia, questo sentimento, nel momento in cui dobbiamo spendere tempo ed energie per loro, diventerà più evidente, appesantendo il nostro compito. Forse non sono stati abbastanza presenti e allora il dover garantire loro la nostra assistenza ci peserà; forse non sono stati abbastanza espansivi e allora dover soddisfare i loro bisogni affettivi ci risulterà fastidioso; forse non sono stati abbastanza affettuosi, e allora doverci prendere cura dei loro corpi debilitati ci sarà difficile; forse sono stati troppo assillanti e allora la loro insistenza ci farà innervosire; e così via…

Comunque sia, il rimprovero ci impedisce di trovare il nostro posto di figli e quindi sarà difficile comportarci in modo sereno con loro. Così succede che, se li trattiamo come se fossero dei bambini, ci sentiamo insoddisfatti. Se ci sacrifichiamo per loro, qualcosa ci dice che non è giusto, né loro mostrano di gradirlo. Infatti, se trattiamo i nostri genitori, per quanto bisognosi siano del nostro sostegno, come figli, in un primo tempo ci sentiremo importanti, poi, forse senza avvedercene, questo sentimento lascerà il posto a una sensazione di frustrazione. Una sottile voce interiore si chiederà: se siamo noi genitori dei nostri genitori, noi di chi siamo figli?

Dal momento che noi siamo adulti e loro sembrano regredire, cadiamo facilmente nella trappola di sentirci più grandi di loro. Il loro bisogno ci fa dimenticare che la differenza di età che c’è fra noi e i nostri genitori non cambia col passare del tempo. Scordiamo che, nonostante noi siamo forse più istruiti e informati, la loro esperienza di vita, per esempio l’esperienza della vecchiaia e dell’avvicinarsi della morte che anche noi dovremo affrontare, è sicuramente maggiore della nostra. Sottovalutiamo il fatto che hanno ancora molto da insegnarci.

Non riconoscendo il nostro posto di figli, cioè di quelli che hanno ricevuto e continuano a ricevere, stentiamo a trovare il nostro posto anche nelle altre relazioni affettive. Perdendo di vista il nostro punto di partenza, diventiamo come orfani e questa condizione interiore ci spinge, più o meno consapevolmente, a comportarci con i fratelli, con il coniuge, con i figli e con i colleghi di lavoro come bambini in cerca di una identità.

Spesso occorre ripercorrere a ritroso la storia del nostro mondo interiore per arrivare a riconoscere quanto sia stato importante, quando eravamo bambini, tentare di ricompensare i nostri genitori del dono della vita. Arrivando all’origine del nostro mondo affettivo, scopriamo quanto sia ancora forte per noi la speranza di accontentare le loro richieste con le nostre cure e, così, ricompensarli per quello che hanno fatto per noi. E la annessa frustrazione derivante dal fatto di non poterci riuscire.

Il modo per uscire da questa difficoltà è riconoscere che il dono della vita è una cosa che non può essere compensata. Quando siamo nati, qualunque cosa sia successa in seguito, abbiamo contratto un debito con i nostri genitori che, per quanto ci sforziamo, non possiamo risarcire. Possiamo solo attenuarlo, facendo figli a nostra volta oppure dedicandoci a loro quando ne hanno bisogno. Non possiamo rendere quello che ci è stato dato, ma possiamo sentire la forza di questo desiderio profondo e usarla per crescere i nostri figli, anche in loro nome, o per occuparci più in generale dei piccoli che ci è dato di incontrare ed adoperarci per il loro futuro.

Di fronte alla vita si può solo prendere il dono ricevuto come una grande forza e cercare di usarlo al meglio delle nostre possibilità per farne qualcosa di buono”.

per RuYi, Stefano Saviotti

io ci sarò.

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