costellazioni familiari

“sentirsi sentiti”.. si costella!!

Quale occasione migliore per ritornare a scrivere, se non quella di invitarvi al seminario giornaliero di Costellazioni Familiari!

Il tema proposto (sempre indicativo.. saranno le persone presenti, come solitamente accade, a cucire su misura un meraviglioso abito perfetto per tutti!):

“Tutti noi abbiamo subito un trauma. Dato che è generalmente condiviso, non si può parlare di un vero e proprio trauma, ma piuttosto di una comune condizione di caduta, universalmente sopportata dagli esseri umani. Durante la prima infanzia, ci siamo sentiti figli di dei. Nel paese magico in cui vivevamo (eden, olimpo, nirvana o stagno di giada che fosse), questi dei o i loro delegati soddisfacevano le nostre esigenze, senza che noi dovessimo fare nulla per ottenerlo, se non lasciarci andare a manifestazioni spontanee.

Poi è successo qualcosa di terribile. Chi prima, chi dopo, fra i due e i quattro anni, in coincidenza con i nostri primi ricordi, ci siamo accorti che quegli dei, a cui era affidata la nostra vita, avevano dei problemi. A volte erano preoccupati, a volte spaventati. A volte si arrabbiavano fra loro per cose di poco conto, altre volte non sembravano comprendere bene quello che provavano o l’effetto che facevano sugli altri.

Ma, la cosa che più ci addolorò, fu che realizzammo che a volte, spesso o costantemente, i nostri dei non sentivano quello che provavamo noi stessi, per quanto ci sembrasse così evidente. Erano distratti, presenti fisicamente, ma lontani con il cuore, presi da cose estranee, come imprigionati dentro a sbarre invisibili e resi sordi.

Allora, ci siamo spaventati e preoccupati, per noi stessi e per loro, in quanto autori della nostra esistenza. Per uno scopo egoistico e generoso insieme, abbiamo trasferito le nostre necessità vitali sulle loro esigenze esistenziali. Abbiamo così cominciato a cercare di capire come potevamo aiutarli, come potevamo lenire le loro sofferenze, come potevamo curare le loro malattie. Avremmo dato anche la vita pur di vederli sereni!

Probabilmente non ricordiamo nulla, né della primitiva condizione paradisiaca, né della successiva sensazione di sperdimento, né del grandioso progetto di salvare i nostri dei caduti. Eppure, questi passaggi si sono profondamente radicati in noi, tanto da improntare le nostre successive esperienze di una vaga ma tenace sensazione di nostalgia, incertezza e grandiosità insieme, che emerge, con stati d’animo, ma anche con sintomi fisici e malattie, ad ogni successivo passaggio esistenziale.

Questa specie di trauma ci è stata molto utile: grazie ad esso abbiamo cominciato a contare sulle nostre forze. Abbiamo dato inizio ad un lungo processo di crescita, che, dopo altre tappe, più o meno traumatiche, ci ha portato ad essere adulti, cioè a prenderci, in varie forme, la responsabilità della nostra vita.

Tuttavia, ad ogni passaggio esistenziale, l’adolescenza, l’amore, la nascita di un figlio, la fine di un amore, la fine dell’età fertile, l’uscita di casa dei figli, la morte dei genitori, la vecchiaia, quel trauma primitivo si fa risentire. Ad ogni passaggio critico dobbiamo scegliere di nuovo, se stare dalla parte della perdita grandiosa o dalla parte della crescita.

Rimane l’antica nostalgia del paradiso perduto, sulla quale si è sovrapposto un sentimento di grandezza, per essere diventati dei a nostra volta, in quanto curatori degli dei che ci hanno generato. E’ proprio il senso di perdita che sta dietro a questa grandezza, che rende così difficile lasciarla andare.

Eppure, si potrebbe dire che la vita adulta serva proprio a questo: a comprendere che il miglior modo per ricompensare i nostri genitori è riconoscere che partiamo da loro per andare, se possibile, un poco più in là. E così sfuggire al senso di grandezza che ci ha sostenuto fino ad ora, per essere semplicemente quello che siamo.

A questo punto emergerà con tutta la sua forza il primitivo sentimento di caduta. Forse ci sentiremo soli e sperduti, ma, in compenso, ci capiterà di incontrare altre persone nella nostra stessa condizione. Allora, non chiederemo più a loro, come abbiamo fatto con altri in precedenza, di essere soltanto capiti, cioè accettati nella nostra inguaribile, perché sconfinata, infelicità. Chiederemo a loro di esporsi e ci esporremo, per tornare finalmente a casa, per sentirli e per sentirci sentiti”.

Mediatore: dott. Stefano Saviotti
Accompagnatrice: dott.ssa Diana Marchesi
Data: domenica 25 ottobre 2015
Orario: ore 9.00 iscrizione, ore 9.30 inizio, ore 13.00 pausa pranzo,
ore 14.30 ripresa, ore 18.30 conclusione.
Luogo: centro RuYi via delle Lame 69 Bologna
Costo: € 70.00 più tessera associativa RuYi € 15.00.
Agevolazioni: coppie € 100.00, giovani € 35, bambini e adolescenti gratis. Info ed iscrizioni: mail: info@ruyi.it, sito: http://www.ruyi.it, tel. 051553210.

sentire

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