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time off: facciamo pausa

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Sento la necessità di fermarmi. I miei pensieri chiedono di fare Pausa

Li uso troppo, approfitto del loro egocentrismo, mi giustifico dietro al loro bisogno di sentirsi al centro di qualsiasi situazione.

Ho bisogno di ascoltare tutto il patrimonio inesplorato che ho dentro. Ho bisogno di scendere dalla testa al cuore. Ho bisogno di sentire il respiro che anima ogni mia cellula.

Ho bisogno di meno confusione e più semplicità. Ho bisogno di essere in pace, senza temere la solitudine della mia anima.

Ho bisogno di pregare la parte migliore di me, di invocarla, onorarla, offrirle il mio tempo così prezioso.

Ho bisogno di commuovermi insieme al resto dell’universo e sentirmi parte di esso.

E tutto questo lo farò al martedì e al venerdi dalle 13,45 alle 14,30 e al giovedì dalle 19,45 alle 20,30.

Se anche tu senti di aver bisogno di questo, sono felice di condividere con te questi momenti di pausa.

Da martedì 8 gennaio io incomincio a Fare Pausa presso il mio studio, in via Pasolini 23 a Modena.

Ti chiedo gentilmente di contattami per tempo per avvisarmi della tua presenza.

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costellazioni, psicoterapia

“la felicità è più leggera di una piuma…”

“La felicità è più leggera di una piuma; nessuno sa afferrarla. La disgrazia è più pesante della terra; nessuno sa lasciarla cadere”. Questo è un brano di una poesia contenuta nel ZhuagZi, uno dei testi su cui si fondò nella Cina tradizionale la Scuola del Dao, la sigla che ha raccolto la sapienza dei cinesi antichi. Esso si riferisce ad un fenomeno che possiamo osservare ancor oggi: siamo più attaccati a ciò che ci fa soffrire che non a ciò che ci alleggerisce.

Cosa c’è di così attraente nella infelicità? Riuscire a rispondere a questa domanda ci aiuterebbe forse a comprendere perché ci ammaliamo, perché le notizie cattive interessano di più di quelle buone, perché stare bene prima o poi ci mette in imbarazzo, al punto che il benessere è diventato al massimo l’obiettivo di una vacanza e non può essere quello della vita di tutti i giorni.

Quante volte ci siamo trovati a dire: “Capitano  tutte a  me”! A chiederci, in modo frequente oppure in certi momenti topici della nostra vita, come mai il destino sembra accanirsi contro di noi. C’è un proverbio che dice: “La  fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo”. Questa espressione popolare sembra avvertirci che, almeno in parte, siamo noi stessi a lasciare che le disgrazie ci prendano di mira, che la sfortuna ci colpisce anche perché, nostro malgrado, ci mettiamo  nella  condizione di attirare la cattiva sorte.

Ma come si fa ad essere spensierati, quando attorno a noi c’è tanta sofferenza? Come possiamo aspirare ad essere felici se qualche nostro congiunto soffre o ha sofferto in passato? O se, addirittura, un membro della nostra famiglia ha incontrato un destino tragico che lo ha strappato dalla vita prematuramente o non gli ha consentito di vivere l’affetto dei suoi, perché escluso, allontanato, infermo o menomato?

Una delle forze che fa vivere i sistemi familiari chiede che le sofferenze siano compensate, che tutti gli appartenenti abbiano in uguale misura dignità e mezzi di sussistenza. Sentiamo, quindi, ingiusto desiderare qualcosa che altri non hanno avuto. A volte ci facciamo anche carico delle sofferenze dei nostri familiari nella speranza infantile di sollevarli dai loro pesi. Il desiderio di sacrificarci per loro ci spinge a rinunciare alla pienezza della vita.

Questa rinuncia ci fa sentire importanti, ma ci porta ad assumere la parte di chi è stato trattato ingiustamente, la parte della vittima. Nel ruolo di vittime, proviamo la potente ebbrezza che ci viene dal sentirci in credito, ma, al tempo stesso, attiriamo su di noi le tensioni distruttive che ci circondano.

Ad un livello più profondo possiamo sentire che essere infelici non giova a chi è o è stato infelice. Ai margini del gran mare del dolore, che tutti condividiamo, esiste una spiaggia che si chiama gratitudine. Da questo luogo interiore possiamo rischiare e testimoniare le sofferenze vissute da chi ci ha preceduto, proprio cogliendo le occasioni che ci vengono offerte di essere felici, riconoscendo in questo modo il valore del loro sacrificio.

Questo è il bellissimo tema che verrà trattato nel prossimo seminario di  Costellazioni Familiari, il 12 dicembre 2010, presso la sala CSAPSA in via S.M. Maggiore 1 a Bologna.

Il seminario è aperto a  tutti coloro che desiderano migliorare la propria salute e le proprie relazioni.

Il seminario fa parte della formazione base per Mediatore Familiare e Sistemico.

Mediatore: dott. Stefano Saviotti

Accompagnatrice: dott.ssa Diana Marchesi

Data: domenica  12 dicembre 2010

Orario: ore 9.00 iscrizione, ore 9.30 inizio, ore 13.00 pausa pranzo,

ore 15.00 ripresa, ore 18.30 conclusione

Luogo: CSAPSA via S.Maria Maggiore, 1 Bologna

Costo: € 70.00 (coppie € 120.00, bambini e adolescenti gratis)

più tessera associativa RuYi € 10.00

Agevolazioni: studenti e pensionati sconto 10%

Informazioni ed iscrizioni: mail: info@ruyi.it, sito: www.ruyi.it , tel. 051477982 – 3386002461(Alessandra)

salute e benessere

qi gong… in campagna

Domenica 23 Maggio 2010

QI GONG IN CAMPAGNA

(Cà Vecchia di Crespellano – BO)

La Piccola Circolazione Celeste

La Piccola Circolazione Celeste (Xiao Zhou Tian) è uno degli esercizi più conosciuti e praticati del QiGong. Il Prof. Li Xiao Ming ne ha spesso parlato come del più completo esercizio del livello base delle discipline interne (Nei Dan) cinesi. La conoscenza e la pratica di questo esercizio è in grado di incrementare la vitalità ed è considerata la migliore salvaguardia nei confronti delle malattie.

Saranno proposti esercizi da eseguire in piedi, camminando, seduti e sdraiati. Con tecniche respiratorie e movimenti semplici entreremo in contatto con i tratti fondamentali del nostro corpo energetico. Otterremo una maggiore chiarezza di pensiero, una percezione più corretta del corpo e uno stato d’animo più leggero.

PROGRAMMA:

Ore 10.00 – 13 teoria e pratica del Qi Gong

Ore 13 – 15 pausa pranzo (con cibi preparati da tutti noi)

Ore 15 – 18 teoria e pratica del Qi Gong

Sono necessari abiti da palestra e l’occorrente per il lavoro a terra.

L’esercizio non richiede nessuna preparazione specifica.

Contributo di € 30 (coppie € 50, bambini e ragazzi gratis).

E’ richiesta l’iscrizione all’Associazione RuYi.

Insegnante: Stefano Saviotti, allievo del M° Prof. Li Xiao Ming

costellazioni familiari

“riconoscere ciò che c’è”

Domenica 21 febbraio, a Bologna, ci sarà un seminario di Costellazioni Familiari. Il tema dell’incontro è: “Riconoscere cio che è”.

‘Riconoscere ciò che è’ è il titolo del più conosciuto tra i libri di B. Hellinger, inventore delle Costellazioni Familiari. Come spesso gli è capitato, egli è riuscito a condensare in una frase semplice molti significati, i più importanti dei quali, più che darci una conoscenza distinta, ci suggeriscono di guardare nel concreto delle nostre esperienze esistenziali con una prospettiva diversa.

In primo luogo, perchè si parla di ‘riconoscere’ e non di ‘conoscere’? La nostra cultura ci ha abituato a pensare che il sapere sia una conquista, che equivalga al possedere, che conoscere sia un ‘capire’ (lat. capio, ‘afferrare’). In effetti, in molti aspetti della nostra vita sociale sapere è indispensabile. Occorre essere informati su molte cose per potersi destreggiare tra le mille regole, con annesse sanzioni, del vivere civile.

Questo modo di pensare però, viene applicato non solo ai rapporti sociali, ma anche agli aspetti personali dell’esistenza: alla salute e alle relazioni affettive. Si va comunemente dal medico per avere una diagnosi, cioè per sapere da quale malattia siamo affetti. Il medico stesso non prescriverà una cura, se non dopo aver saputo dalle analisi di cosa si tratta. Anche lo psicologo, pur muovendosi su un terreno meno solido, cercherà di dare un’etichetta al nostro disturbo. Perfino l’analista ci proporrà un lungo percorso di ricerca al fine di farci ricostruire la storia delle nostre sofferenze psichiche individuali, affinché ciò che è stato seppellito nell’inconscio sia di nuovo conosciuto.

Nel riconoscere invece, si intende un movimento psicologico diverso. Nel conoscere ci si mette dall’esterno di se stessi, alla ricerca di qualcosa che supponiamo di non sapere o di non sapere più. Nel riconoscere invece, si mette in moto qualcosa di interno, si scopre un sentimento che c’era già, ma che non eravamo in grado di afferrare e di collocare nel quadro d’insieme. Riconoscere avviene quando riusciamo ad ammettere che dietro ad una difficoltà attuale si nasconde qualcosa di incompiuto nelle nostre relazioni affettive primarie.

In secondo luogo, ‘riconoscere ciò che è’ costituisce una vera e propria indicazione terapeutica. Il fatto stesso che negli incontri di Costellazioni Familiari abbiamo la possibilità di riconoscere i sentimenti profondi che ci muovono, è di per se stesso curativo. Forse in un primo tempo emergerà una sofferenza e questo richiederà un certo coraggio, ma spesso poi ci si sente alleggeriti, anche senza bisogno di ulteriori lenitivi farmaceutici o psicologici.

Se è sicuramente vero che è all’interno del nostro sistema familiare che sono nate le nostre difficoltà, è altrettanto vero che da esso vengono gli strumenti per trasformarle in risorse. ‘Riconoscere ciò che è’ apre ad una nuova prospettiva interiore con cui guardare a ciò che è avvenuto e quindi  predispone all’eventuale miracolo del suo compimento.

Mediatore: dott. Stefano Saviotti

Accompagnatrice: dott.ssa Diana Marchesi

Data: domenica  21 febbraio 2010

Orario: ore 9.00 iscrizione, ore 9.30 inizio, ore 13.00 pausa pranzo, ore 15.00 ripresa, ore 19 conclusione.

Luogo: CSAPSA via S.Maria Maggiore, 1 Bologna

Costo: € 70.00 (coppie € 120.00, bambini e adolescenti gratis) più tessera associativa RuYi € 10.00

Agevolazioni: studenti e pensionati sconto 10%, soci Coop sconto 15%

Informazioni ed iscrizioni: mail: ruyi@fastwebnet.it, sito: www.ruyi.it

tel. 051477982 – 3386002461(Alessandra)

salute e benessere

via stanchezza!

In questo periodo, dove mi sento un pò affaticata (in tutti i sensi), al mattino dopo una bella colazione prendo del Guaranà (Guaravis del dott. Giorgini).

Ha un’azione energetica, tonica e stimolante.

Siccome non tollero il caffè (mi fa venire male alla testa), con il guaranà assumo un elevato tenore di caffeina naturale ma che non provoca agitazione ed insonnia, in quanto la vera dissoluzione si verifica all’interno dell’organismo e l’assorbimento si effettua con enorme lentezza (al contrario del caffè, che ne assimiliamo di colpo le dosi).

Stimola inoltre il colesterolo “buono” (HDL) nel fegato, mantenendo le arterie pulite dal colesterolo, con un’irrigazione sanguigna ideale che interessa soprattutto le microarterie celebrali.

Mi toglie anche un pò la fame.

Utile a chi deve studiare… aiuta ad essere più “all’erta” nello studio.

Per i più piccini, consiglio Enerbimbo (Arcangea), dove all’azione ricostituente della pappa reale, succo di barbabietola e olio di fegato di merluzzo, si associano piante energetiche e di tonificazione quali avena, astragalo e panace. Ha dunque un’azione generale ricostituente, energetica, stimolante dell’appetito e della crescita. Coadiuvante in caso di: mancanza di appetito, stanchezza generale, infezioni ricorrenti, convalescenza, perdita di peso, ritardi della crescita, svogliatezza, disturbi del sonno (più si è stanchi più si dorme male!). Attenzione a chi soffre di celiachia: è presente l’avena (in questi casi consiglio polline o astragalo – ve ne parlerò nel prossimo articolo!).

E, per chi può, ricordo di farsi una bella e sana passeggiata… (anche sotto la pioggia)!

salute e benessere

cammina e cammina…

Ebbene sì, lo devo ammettere… camminare è proprio bello! Grazie ad una amica, mi sono lasciata contagiare da questa droga naturale, economica e senza effetti collaterali (se non un pò di indolenzimento i primi giorni!).

Come mamma, moglie e donna mi sento in dovere di consigliare una bella passeggiata come terapia: anti stress (camminando ilnostro corpo libera delle sostanze, le endorfine e le serotonine, capaci di contrastare l’ansia e la depressione), anti muscoli flacidi, anti mal di schiena, anti programmi tv scadenti del pomeriggio, anti noia… pro benessere proprio, della coppia e della famiglia.

Camminando:

  • Si riarmonizza il battito del cuore che, come sappiamo, nei momenti di stress tende ad accelerare, causando ansie e paure.
  • In seguito ai miglioramenti fisici del corpo, la mente tende ad allontanare i problemi rendendoli meno assillanti e, allo stesso tempo, tende a vedere con maggiore tranquillità le preoccupazioni di tutti i giorni in modo da poterle affrontarle serenamente.
  • Si regolarizza il respiro, che invece nei momenti di ansia e di paura tende a farsi corto, superficiale e “alitante”.
  • Si scaricano le tensioni muscolari accumulate nei momenti di stress, senza il rischio di strappi o stiramenti.
  • Si protegge l’organismo da osteoporosi e da artrosi: infatti uno sforzo moderato e costante stimola la capacità delle ossa di assimilare il calcio e vi è produzione di sostanze come l’elastina ed il collagene che formano le cartilagini.
  • Si ristabiliscono i valori della pressione, i livelli dei trigliceridi e del colesterolo: si consumano cioè i grassi.

Vale anche per gli uomini, per i single, per i giovanissimi, per i meno giovani… per tutti.

Io preferisco camminare in compagnia, ma, anche in solitudine, è un momento piacevole, sia con musica di sottofondo, che ti aiuta a tenere il passo, sia immersi tra i suoni circostanti (ecco, magari se si ha la possibilità, sceglierei un parco, una carreggiata di campagna, un sentierino in montagna o… una bella spiaggia al tramonto!).

Il Walking (detto in inglese,vi sembra una pratica un pò meno banale? A me, … no!) è, comunque, una pratica sportiva riscoperta di recente negli Stati Uniti ed è alla base di tutto il fitness, ma soprattutto viene valorizzata per le sue potenzialità contro lo stress.

Il walking , dal punto di vista tecnico, è un perfezionamento del movimento naturale della camminata : la parola stessa significa appunto “camminare”. È un gesto spontaneo e naturale che tutti siamo in grado di compiere, ma che tendiamo ad usare sempre meno.

Per iniziare a praticare il walking non c’è bisogno di una preparazione particolare, non ci sono rischi e controindicazioni.

Consigli pratici

È bene, nel caso si voglia praticare il walking, seguire alcuni accorgimenti importanti:

  1. Per iniziare, non bisogna avere troppa fretta, ad esempio ponendosi degli obiettivi impossibili da raggiungere. È necessario invece procedere gradualmente per tappe e per livelli. In ogni caso, conviene seguire la vecchia regola di rallentare o di fermarsi quando il respiro si fa affannoso.
  2. È bene prepararsi con qualche esercizio di stretching (allungamento dei muscoli) sia prima della seduta di walking che dopo.
  3. Porre attenzione a curare la propria postura, magari facendosi consigliare da un esperto: la camminata deve risultare fluida, armoniosa ed elastica se si vogliono avere dei benefici.
  4. Bere acqua durante e dopo l’allenamento; mangiare cibi ricchi di sodio e di potassio (banane, patate, pomodori, latte, riso, carne di pollo, piselli, lenticchie, mandorle, spinaci).
  5. Curare l’abbigliamento, indossando abiti comodi ed in fibre naturali. Calzare scarpe comode, con la suola rigida alta circa tre centimetri e la parte interna morbida.

Consigli dello psicologo dello sport

  • L’atteggiamento mentale è fondamentale per ottenere il massimo beneficio, quindi…
  • …non è il caso di sforzarsi per ottenere subito dei risultati: si rischierebbe di aumentare la propria tensione e la propria ansia.
  • Ricordiamoci che il nostro benessere risiede nel saper ascoltare il nostro corpo: impariamo a farlo, per riconoscerne i segnali, praticando uno sport dolce come il walking.
  • Prima di iniziare un programma di sedute di walking adottiamo un semplice “diario di bordo”, cioè un quaderno sul quale segneremo periodicamente alcune delle nostre impressioni.

Buona Camminata a tutti e … “cammina che ti passa!”

malattie, psicoterapia

salute e malattia

Per quanto riguarda la salute siamo soggetti a due tipi di inconvenienti: quelli che vengono dall’esterno, dovuti alle influenze dell’ambiente e quelli che affiorano dall’interno, generati dal nostro stesso evolvere come individui.

Per curare i primi sarà sufficiente agevolare le risposte dell’organismo, aiutandolo con un comportamento adeguato e con l’integrazione degli ingredienti naturali opportuni.

Per quanto riguarda i secondi invece, è spesso necessario avviare un percorso che ci porti a riconoscere quale elemento della nostra interiorità abbiamo finora trascurato e, nella fase esistenziale che stiamo vivendo, ha urgenza di essere compreso.

Le rappresentazioni con le Costellazioni Familiari ci permettono di mettere in collegamento i nostri problemi di salute con la condizione della nostra interiorità.

Collocata nell’ambito del nostro mondo affettivo, la malattia non ci appare più un evento insensato, dovuto a microrganismi perfidi, alla ignoranza del corpo o a una punizione di una colpa.

MedicinaTradizionaleCinese

appunti per incominciare

Siamo fatti di tante parti e aspetti, tutti legati tra loro.
Per vivere bene occorre tener conto di ogni singola parte.

Il nostro corpo non ha confini. Nessuno è mai riuscito e mai riuscirà a dire dove finisce il piano fisico e dove inizia quello psichico. Organi e sentimenti, odori e sapori, movimenti e stagioni.

“Il Cielo in me è Virtù. La Terra in me è Energia. Quando virtù scorre e Energia si diffonde, è la vita” (cap.8 del Ling Shu)

“Nella quiete tranquilla, nel vuoto e nelle vacuità, i Qi autentici si sviluppavano felicemente. Essendo lo spirito vitale custodito all’interno, le malattie come potrebbero sopraggiungere? Da qui,
UN VOLERE CONTENUTO, CHE DIMIMUISCE I DESIDERI,
UN CUORE CALMO CHE LIBERA DAI TIMORI,
UN LAVORO FISICO CHE NON ESAURUSCE,
allora si trovava buono ciò che si mangiava, si era soddisfatti del proprio vestito e ci si accontentava di quanto si aveva… non c’era gelosia ne in alto né in basso”… “ non erano soggetti a bramosie e desideri che afficano l’occhio, neppure a dissolutezze e perversità che distolgono il cuore”.

Avere delle norme di vita e di condotta che ci rendono possibile un’armoniosa crescita spirituale nel mantenimento di una buona salute fisica.
Non dissipare la nostra vitalità attraverso emozioni nocive a noi e agli altri (come collera, brama, odio…) ne attraverso comportamenti che consumino anziché preservare (quali eccessiva attività sessuale, indulgere ne cibo o non nutrirci abbastanza, essere pigri fisicamente o mentalmente o al contrario essere iperattivi, respirare male e … pensare male).