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ci nutre.. una buona colazione

Basta organizzarsi un pò..

e con la CREMA BUDWIG avremo una buona colazione (ovvio non c’è da aspettarsi la goduria di un cornetto alla crema!) e avremo introdotto tutto il necessario per arrivare sazi e ben nutriti a pranzo.

ecco cosa vi occorre

2 cucchiaini di semi oleosi crudi appena macinati (noci, mandorle, nocciole, girasole,..)

1 cucchiaio colmo di cereali integrali crudi grano saraceno, riso, orzo non perlato,…

attenzione: grano e segale sono più difficilmente digeribili quindi usare con cautela

2 cucchiaini di olio di lino o 1 cucchiaio di semi di lino macinati insieme ai cereali

1 piccola banana o due cucchiai di miele o 1 cucchiaino di zucchero integrale

succo di mezzo limone o meno oppure suco di arancia

almeno 100 gr di frutta di stagione

Usando un piccolo trituratore si introducono prima i semi di lino e il cucchiaio di cereali (grano saraceno o miglio o riso..) e si macinano finemente. Io quando ho fretta, uso il preparato per il porridge. Si aggiunge il limone pelato o con la buccia se piace il sapore dell’essenza e si trita di nuovo.

Si aggiunge il frutto, i semi oleosi, un paio di cucchiai di acqua e si si riflrulla. Infine lo yogurt e il frutto di stagione.

Et voilà!

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so che c’è una forza che sa dove condurci_Jung

E quando ci sentiamo sul giusto cammino, e quando la solitudine non fa paura, e quando ci chiediamo su chi poter contare.. arriva inaspettato questo messaggio, che se non fosse stato per un appuntamento dimenticato, probabilmente non avrei letto oggi..

Intervista immaginaria a Jung,
tratta dall’originale libro:
A colazione da Jung 

(Gian Piero Quaglino_ Augusto Romano)

” Elliot Sandler, redattore delle pagine di psicologia dell’Oxbridge Literary Review, scrisse a Jung nell’aprile del 1961 per proporgli un’intervista. Jung rispose che si sarebbero potuti incontrare prima dell’estate. A metà giugno Sandler venne a sapere che Jung era morto.
Qualche giorno dopo fece un sogno:

si trovava sulla riva di un lago al di là di un fitto canneto. Era una limpida giornata d’autunno. Ad un grande albero i cui rami toccavano l’acqua era appeso un cartello di legno con la scritta “Bollingen Panorama”. Al centro del lago una piccola barca tagliava di traverso. La vela era gonfia di vento. Al timone nessuno. Poi la scena cambiava. Ora Sandler si trovava sulla veranda che dava sul giardino di casa Jung a Kusnacht. Il sogno gli mostrava se stesso alle prese con l’intervista. Al risveglio ne ricordava ancora alcune battute.

–  Jung: Così è accaduto nei momenti cruciali della mia vita. Ho accettato di lasciarmi trasportare dalla corrente, senza sapere dove mi avrebbe portato. Tentavo di resistere, di oppormi alla forza che mi trascinava, ma ogni volta ero vinto non sapendo dove mi avrebbe condotto. Ho sperimentato quanto sia faticoso opporsi a questa corrente e quanto invece sia benefico affidarvisi senza regole, ho imparato, con gli anni, a lasciarmi portare.

– Sandler: Lei dice, dunque, che dovremmo credere che esista questa forza, e che sia dalla nostra parte, proprio in quei momenti in cui tutto sembra perduto.

– Jung: Non so se dobbiamo crederci. Io stesso non ci credo. Io lo so, è diverso. So che c’è una forza che sa dove condurci: essa ci porta esattamente là dove dobbiamo realizzare il nostro divenire. Tutti noi, del resto, possiamo giungere a saperlo. Conoscere se stessi è un imperativo noto, ma sfortunatamente da molti dimenticato. Divenire se stessi non è solo un imperativo, è il telos (meta, obiettivo) della nostra esistenza: questo è dimenticato da quasi tutti. Se il significato della vita è che essa ci ha posto un problema, questo problema, appunto, è il nostro divenire.

– Sandler: Che dire allora dei nostri progetti, dei nostri piani per il futuro? Dovremo abbandonarli tutti?

– Jung: Non è questo il senso di ciò che intendo dire. Noi possiamo fare le nostre cose, decidere i nostri traguardi, o, più semplicemente, come si preferisce, fare il nostro dovere. Resta il fatto, che tutto ciò corrisponde ad un’idea di sé che rappresenta solo quell’immagine dell’Io cosciente alle prese con l’opera del mondo. Al di sotto si svolge tutt’altra storia. Sicchè le due vicende possono andare perfettamente d’accordo, ma è molto difficile che ciò accada per lungo tempo. Ad un certo punto, il timone con il quale l’Io conduce le sue faccende vorrà sfidare la corrente: così potrebbe entrare in contrasto con il vento o forse il vento stesso potrebbe improvvisamente mutare. Intendo dire che in qualche momento della nostra vita potremmo attenderci un rovescio. Se non vogliamo piegare la natura ai nostri comandi, sopravvivere alla tempesta non dovrebbe essere così difficile. Se l’Io, viceversa, si oppone, rischieremo di essere travolti.

– SandlerDunque lei sta dicendo che non è ai nostri piani che dobbiamo rinunciare, ma piuttosto all’idea di condurli con mano sicura, con determinazione e volontà?

– Jung: E’ proprio così. Non bisogna confondere il divenire che ci espone ad ogni sorta di conflitti, di incomprensioni, di tradimenti con l’avventura del self-made-man (l’uomo fatto da se)L’affermazione di sé lavora contro il divenire. L’affermazione di sé è l’egoismo dell’Io. Una pianta che debba essere portata alla massima fioritura deve poter crescere nel suo terreno. Il suo terreno è qualcosa di più intimo di quanto potrebbe mai essere ogni progetto autoimposto, di così intimo come solo può essere il nostro Sé.

– Sandler: Qualcosa si può fare per questo?

– Jung: Questo implica e richiede soprattutto di sottrarsi al tempo. Sottomettersi al tempo quando esso sia il tempo del progetto, ovvero il tempo dell’Io nel mondo, è la principale causa di nevrosi che ho accertato. Al diavolo l’Io nel mondo! Quel tempo infatti non è mai nostro ed è un’illusione immaginare di piegarlo a noi. Nella realtà quel tempo si imporrà sempre, sarà lui a decidere delle nostre scelte e, ad un certo punto, comincerà a lavorare contro di noi. Si impadronirà di quello che indichiamo come “tutto il nostro tempo”, e noi saremo costretti a ripetere la solita litania del “non ho tempo”. Per questo la nevrosi è una frattura con sé, una profonda incrinatura del tempo vissuto. Per questo la sua cura consiste nella restituzione e nella riconquista del nostro tempo.

– Sandler: Ma cosa vuol dire riprendersi il tempo?

– Jung: Occorre evitare di pensare che riprendersi il tempo voglia dire dedicarsi all’ozio. L’ozio è un’illusione alimentata da coloro che, ancora una volta, vogliono prenderci il nostro tempo riempiendolo del loro nulla. In questo senso è la polarità opposta di quella di essere completamente assorbiti dall’Io e dal suo progetto: non c’è alcun equilibrio né in un caso né nell’altro. Dobbiamo svelare la trappola: sono gli altri che ci condannano al loro egoismo se accettiamo il loro tempo. Ed è in primo luogo in famiglia, che ciò può accadere. Non è possibile vivere troppo lungamente nei dintorni infantili senza mettere la propria salute in pericolo. Se venisse un giorno in cui fosse possibile protrarre la permanenza in famiglia sarebbe un giorno infausto. La vita ci chiama in avanti verso l’indipendenza e chiunque non facesse attenzione a questa chiamata, per pigrizia o per timidezza infantile, sarebbe già contagiato dalla nevrosi.

– Sandler: Ciò che lei sostiene è assai convincente, ma resta il fatto che pare anche assai impegnativo e costoso. Qual è il prezzo da pagare per la propria indipendenza?

– Jungil prezzo da pagare per tutto questo non è altro che la solitudine. Affermare la propri indipendenza, non soggiacere al tempo degli altri e affidarsi alla corrente del divenire, sono tutte operazioni che hanno per oggetto la conoscenza di sé. Ora, conoscere sè, è conoscere la solitudine. Più si avanza nella conoscenza di sé, più si scopre che si è soli. Si scopre anzi la necessità della solitudine. Vi sono momenti in cui ogni parola mi sembra futile e vana. In quei momenti, non c’è ristoro se non nella solitudine. Se fosse possibile dovrei parlare di “solitudinizzarsi”, come equivalente dell’individuarsi, di quel divenire Sé di cui stiamo dicendo. Ma mi pare che la governante ci stia sollecitando a interrompere, per lasciar posto alla nostra colazione.

A ottobre di quell’anno, Sandler si recò a Bollingen per intervistare Marie Louise von Franz (allieva di Jung). Essendo in anticipo sull’ora convenuta, sostò in riva al lago. Al centro del lago una piccola barca tagliava di traverso. La vela era gonfia di vento. Al timone nessuno.”

 “ho accettato di lasciarmi trasportare dalla corrente”_ Jung
 FINE

grazie di cuore a jungitalia.it

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7gg per rimettersi in forma..sopravvissuta al 4°gg!

Come alleggerire e ripulire il nostro corpo dopo le “mangiate natalizie”?

Così come mi incuriosiscono allo tesso tempo mi spaventano tutti questi mille “salva linea” che quotidianamente appaiano sui social.

Tendo a condividere quelli ad indirizzo vegetariano; vegano per il momento non riesco:( .

La carne e i suoi derivati si sa non sono consigliatissimi, sia da un punto di vista nutrizionale che per il modo con cui questi poveri animali vengono al mondo, vengono nutriti, vengono curati ed infine stivati nei nostri frigoriferi.

Ma non è di questo che ora voglio parlare.

nb: mi piace rispettare le scelte di ognuno: ciò che è utile è scegliere consapevolmente (con consapevolezza: con cognizione, coscienza = aver piena conoscenza di qualcosa, esserne perfettamente al corrente).

Oggi voglio condividere con voi la mia soddisfazione nell’esser sopravvissuta  benissimo a questi primi quattro giorni di depurazione _dieta del minestrone/”Sacred memoria Hospital” di St.Luis (annualmente lo faccio, escluso nei periodi allattamento).

In tutto sono 7. Si mangia prevalentemente frutta e verdura e io ci bevo dietro tanta acqua “cotta”.

Ecco il misto di verdure che faccio bollire per i primi 10 minuti e che continuo a cuocere a fuoco basso per altri 20: porri o cipolle, polpa di pomodoro (perfetto quello fatto in casa!), cavolo verza, peperoni verdi, sedano e spinaci, spezie a piacere (io adoro la curcuma) e poco sale.

nb: siccome gli ingredienti sono pochi e poco costosi, non risparmiate sulla qualità, almeno in questi gg!

1°gg: frutta a volontà (tranne banane, uva e fichi)+ misto di verdure

2°gg: misto di verdure+ verdure a parte (insalata verde, rucola, spinaci, broccoli,bietole, cicoria)+ una patata alla sera. Niente frutta per oggi 😦

3°gg: frutta e verdura a volontà (no patate) +  misto di verdure.

4°gg: niente frutta, ma tanto misto di verdure +3 banane+ yogurt magro (o latte scremato per chi non riesce a rinunciarci).

5°gg: niente frutta, ma tanto misto di verdure+ pesce magro (no molluschi) + pomodori freschi (in questa stagione io non li mangio, un insalata va bene)+ TANTA ACQUA (almeno 1,5l) per eliminare l’acido urico.

6°gg: niente frutta, ma tanto misto di verdure+ pollo (bio possibilmente) + altre verdure ma no patate e legumi.

7°gg: riso integrale+ centrifugati di frutta+ verdura a volontà+ misto di verdure.

ogni giorno: tè non zuccherato (io scelgo spesso quello verde al gelsomino o il bancha) o anche consentito il caffè (io non lo bevo).

Ecco un’ occasione per ripulirsi (magari fate solo i primi 3gg).

Ovvio è che, finiti questi 4/7 gg, non è opportuno tornare a strafogarsi di pane, dolci (zuccheri raffinati in genere), bevande gasate, alcolici.. né seguire questo schema per più di 7 gg.. il rischio è quello di  generare significative carenze a livello nutrizionale. 

La mia esperienza è che dopo alcuni giorni, si esce dalla dipendenza da alcuni cibi.. e con una bella camminata, una chiacchierata con una amica, un pò di shopping.. staremo bene comunque.. anzi di più, una bellissima energia pulita, rinnovata.

Non essendo io dietologa, questo semplice schema non vuole assolutamente sostituire terapie alimentari personalizzate fatte da specialisti.

Alcune regole base da seguire il più possibile:

  • bere tantissimo (quando c’è freddo preferite acqua”cotta”_ ve ne parlerò a breve o infusi)
  • mangiare tutti i giorni due porzioni di frutta di stagione
  • prima colazione con carboidrati integrali o cereali integrali associati a frutta fresca
  • iniziare ogni pasto con insalata verde
  • associare alle verdure proteine vegetali o carni bianche o pesce magro
  • non usare salse e condimenti troppo grassi (se adorate la maionese fatela in casa con di 80 ml latte di soia_freddo, 200 ml di olio girasole, poco sale e qualche goccia di limone, montati con il frullatore ad immersione)
  • NO bibite zuccherate e gassate
  • scegliere verdura fresca di stagione
  • dolci si, .. pochi.. e fatti in casa!

e… fare MOVIMENTO!!!!! e.. SEGIURE TENACEMENTE I NOSTRI SOGNI (fatto il primo esercizio???)

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… fatto??

… fatto il primo esercizio?

Ho visto che cogliere l’attimo è una buona prassi. Siamo inclini al rimandare per mille motivi (anche plausibili), ma quando ci riguarda cosi da vicino ed è questione di “star bene”, non rimandiamo!!!! Facciamo!

Spegniamo ogni forma di distrazione, concediamoci un momento tutto nostro.

e senza timore.. RICONOSCIAMO I NOSTRI SOGNI E INNAMORIAMOCI DI NOI (probabilmente scopriremo che siamo deliziosamente diversi da quello che credevamo .. o ci avevano fatto credere!)

 

avanti.. coraggio!

 

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.. vi do qualche giorno prima di passare al secondo esercizio!

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per realizzare i tuoi sogni: 1° esercizio

Eccomi con il nuovo anno a condividere con voi un mio progetto importante: REALIZZARE I MIEI SOGNI.

“Sognatrice” da sempre, ma con i piedi per terra (altrimenti non sarei riuscita a far sopravvivere una famiglia di 7 persone_me compresa).

Sognare e avere i piedi per terra possono sembrare due concetti opposti.. ma credo invece che CHI SOGNA E’ PIONIERE DEL FUTURO.

I vostri sogni non ispirano forse le vostre giornate?

Ma attenti che siano i vostri!! .. e non subite quelli degli altri (quelli dunque inculcati  dai genitori, dall’educazione, dal lavoro, dalla società, dalla tv…)

ed ecco a tal proposito il vostro 1° esercizio:

_ I MIEI SOGNI: (prendi un bel quaderno, penna e matite colorate e di getto, senza pensarci tanto, prova a scriverli)

Potrebbe essere non tanto facile individuarli, perché alcun vengono nascosti sotto alla paura, al vederli irrealizzabili.. al fatto che sono lontanissimi dalla realtà che viviamo.. o perché sin da piccoli ci hanno suggerito di sognare qualcos’altro!

DUNQUE.. PROTI??

SE DAVVERO VOGLIAMO SOGNARE, SVEGLIAMOCI! _Daniel Pennac

“LA VOCE DEI SAGGI”_ YANNICK NOAH

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Schüssel e i sui 12 rimedi: i sali biochimici

.. “malattia: una disfunzione nella suddivisione molecolare:

la sostanza giusta non è più al posto giusto nel momento giusto”.

dr. Wilhelm Schüßler (1821-1898)

Perché vi parlo dei Sali del dott.Wilhelm Schüßler?

Lo capirete leggendone le caratteristiche:

  • La facilità dell’assunzione

  • Il costo non troppo elevato

  • La totale assenza di controindicazioni

  • Un rimedio per tutti: dal neonato alla donna incinta, all’anziano e a chi segue altre terapie

  • Il carattere “naturale” del rimedio, composto solo ed esclusivamente dai sali minerali che risultano costantemente presenti nell’organismo umano

  • La conseguente possibile integrazione di questa terapia con altre metodiche di terapia naturale e con i trattamenti medici allopatici

  • La rapidità dell’azione dovuta alla preparazione omeopatica per cui i sali agiscono fin dal contatto con la mucosa della bocca

  • efficacia dell’azione

 

 

Correva l’anno 1874.. e il dott. Schüssler scrisse: “Il mio processo di guarigione non si può definire omeopatico, in quanto è basato non sul principio della similitudine ma sui processi chimico-fisiologici che avvengono nell’organismo umano… Una terapia omeopatica semplificata”. Affermava di poter fare a meno delle medicine usuali e che si potevano utilizzare per curare anche solo dodici sostanze inorganiche..e precisamente sostanze fisiologiche funzionali dell’organismo.. e raggiungere il risultato nel modo più diretto.

Era quel processo che in seguito si definì biochimica.

La metodica terapeutica del Dottor Schussler, la Biochimica, da lui definita “terapia semplificata” si fonda su due principi base:

  • che la normale attività di una cellula dipenda da un corretto contenuto di sali inorganici;
  • che deviazioni del contenuto fisiologico di sali inorganici costituiscano la causa delle malattie.

Il Dott. Schussler identificò i 12 sali minerali sempre presenti nel sangue e nei tessuti umani e su questi costruì la sua terapia: la convinzione che la malattia si accompagni sempre a un deficit organico di determinati sali e che quindi ripristinando l’equilibrio di questi minerali si possa ristabilire l’equilibrio di funzionamento e quindi la guarigione.

Cosa è la malattia:è un disturbo del ritmo corporeo, che interferisce con l’assimilazione ed il trasporto degli elementi vitali essenziali per riparare e conservare i tessuti. Se le cellule non ricevono nutrimento e non si ripuliscono dai residui tossici, lo stato di malattia o di ‘cattiva salute’ è inevitabile. Una alimentazione scorretta, cibi sempre più denaturalizzati, l’inquinamento ambientale, l’assunzione smodata di thè, caffè, cioccolato, il fumo e il modo di vivere sempre più stressante, determinano un impoverimento dei sali minerali inorganici presenti nel nostro organismo e una generale disarmonia che , secondo il dr. Schuessler, favorisce l’insorgenza di numerosi disturbi e malattie.

La malattia si accompagna sempre ad un deficit organico di determinati minerali e se ne ripristino l’equilibrio, si può ristabilire il corretto funzionamento, uno stato di equilibrio e quindi la guarigione.

I sali minerali di Schuessler non sono minerali nel senso stretto quali si trovano nell’acqua, nelle terre medicamentose, in molti composti basici o negli alimenti. Essi non devono essere trasformati in precedenza dall’apparato digerente anzi migliorano la ricettività del minerale corrispondente ricavato dal cibo.

La particolarità dei sali di Schuessler sta nel fatto di essere potenziati e quindi di agire, all’interno dell’organismo, come sostanze funzionali delle cellule. Essi svolgono la loro azione in qualità di sostanze funzionali a livello del liquido interstiziale, della membrana cellulare o direttamente all’interno delle cellule stesse.

Schuessler produsse perciò, a partire dai suoi 12 sali minerali, delle potenze omeopatiche convinto che ogni sale deve essere diluito in modo tale da non disturbare il funzionamento delle cellule sane, ma da poter svolgere la funzione di riequilibrio laddove sono comparsi dei disturbi. Grazie alla loro elevata diluizione , i Sali del dott. Schuessler raggiungono esattamente il punto in cui l’organismo ne ha in quel momento urgentemente bisogno.

I sali hanno anche effetti a livello psichico e un influsso sulla natura e i sentimenti dell’uomo. Una carenza di sali minerali non si manifesta solo a livello fisico, ma sempre anche in un indebolimento della natura strutturale del carattere (esempio, alcuni stati depressivi).

Dunque: un rimedio che ha le caratteristiche di INTEGRATORE ALIMENTARE, con lo scopo di migliorare la fisiologia dell’organismo sia a livello preventivo che curativo, e di SUPPORTO ALL’ORGANO specifico nei vari stadi della manifestazione di un malfunzionamento o di una carenza durante una patologia.

 

“Il vostro nutrimento sia per voi un rimedio,

ed i rimedi siano per voi un nutrimento”

IPPOCRATE 460-377 a.C.

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Un amore grande

domenica 17 aprile 2016

Seminario di Costellazioni Familiari

Abitualmente consideriamo l’amore come se fosse un sentimento a se stante.

Distinguiamo l’amore da altri sentimenti come la rabbia, la paura, la tristezza o il dolore e lo contrapponiamo ad altri ancora quali l’odio, il rifiuto e il disprezzo. In base a questa ripartizione, che diamo per scontata, distinguiamo il comportamento nostro e degli altri; attribuiamo una qualità positiva o negativa alle nostre o altrui azioni a seconda di quale sentimento supponiamo esserne l’origine. I gesti, le parole e i comportamenti che ci paiono avere un intento benefico li attribuiamo all’amore, gli altri li percepiamo come se possedessero un movente dettato da altri sentimenti.

In questo modo, ci convinciamo che sia possibile vivere l’amore parallelamente ad altri affetti, che l’amore sia una opzione, una scelta personale. Questa scelta mostra la volontà o, quantomeno, la capacità di ciascuno di nutrire i sentimenti più nobili e altruistici oppure, all’opposto, la non volontà o l’incapacità di farlo. Armati di questo criterio, giudichiamo i sentimenti di cui siamo fatti oggetto: quelli che a nostro giudizio ci fanno del bene li valutiamo dettati dall’amore, quelli che ci sembrano dannosi li attribuiamo ad altri sentimenti negativi. Di conseguenza, diamo alla persona o al familiare che ci ha rivolto delle attenzioni il merito di averci amato e agli altri il difetto di non averlo voluto o saputo fare.

Per questa strada, arriviamo a dare un giudizio complessivo sulla nostra stessa esistenza.

Se ci sembra di essere stati amati, ci sentiamo dotati di una forza costruttiva e andiamo incontro alla vita con fiducia. Se, al contrario, valutiamo di non avere ricevuto amore a sufficienza, bensì di essere stati oggetto di sentimenti opposti all’amore, ci sentiamo in diritto di non essere contenti di noi stessi e degli altri; ci lamentiamo spesso di quello che ci succede personalmente e di come va il mondo.

Il giudizio più severo, spinti anche dal comune indirizzo della psicologia, è spesso quello che rivolgiamo verso i nostri genitori. Attribuiamo ad essi la responsabilità della nostra cattiva sorte: il fatto che non hanno voluto o saputo amarci ci sembra essere all’origine della nostra infelicità, malattia o insuccesso. Non sentendoci amati, ci crediamo autorizzati a non amare la nostra stessa vita. Rivolti ai genitori, pensiamo: perché metterci al mondo, se poi non siete stati capaci di darci le cure e gli affetti di cui avevamo bisogno? E così, giudicando la vita un peso e non un dono, abbiamo una buona giustificazione per non vedere quello che ci è stato dato e quello che la vita ancora potrebbe darci.

La mancanza che proviamo è tanto reale, da farci ritenere che la nostra valutazione sia del tutto oggettiva. Al contrario, ho spesso notato che non c’è proporzione fra quello che si è ricevuto e ciò che ciascuno crede di avere avuto dai genitori. Ci sono persone che hanno avuto “soltanto” il dono della vita e null’altro e non se ne lamentano, e altre che hanno avuto molto e sono sempre scontente – tanto che non si capisce più se la loro infelicità sia l’effetto della mancanza d’amore o invece la conseguenza del risentimento che sancisce quella mancanza.

Se questi sono gli esiti, se il sentirsi o meno amati diventa la scusa per non prendersi la responsabilità della propria felicità, forse sarebbe meglio cambiare prospettiva.

Potremmo dare all’amore un posto diverso.

Potremmo vedere nell’amore non solo la sua faccia “buona”, la benevolenza o l’affetto, ma proprio il terreno stesso su cui si declinano i sentimenti che ci legano con i nostri familiari e con le persone con cui abbiamo relazioni sentimentali.

Così facendo, l’amore ci apparirebbe non come un sentimento fra gli altri, ma come IL sentimento, come il grande contenitore di tutti i sentimenti. Allora vedremmo tutti i sentimenti, sia i nostri, sia quelli altrui, come manifestazioni di questo unico sentimento. Se le circostanze sono favorevoli, l’amore può mostrare il suo volto più benefico; se, invece, qualcosa si frappone e impedisce il suo impetuoso fluire, l’amore si trasforma in una potenza tanto distruttiva, da farcelo sembrare il suo contrario.

Certo, sembra impossibile e perfino ingiusto ascrivere all’amore certi comportamenti di negazione e prevaricazione. Se non bastasse la nostra esperienza personale, continuamente veniamo informati di quanto proprio all’interno delle relazioni parentali e affettive si sviluppino i sentimenti più distruttivi. Eppure, dovendo uscire da certe situazioni o difendersi dai loro effetti, cosa è meglio fare? E’ meglio la riprovazione e la condanna, che legano i protagonisti al male che c’è stato senza speranza? oppure ricordare che è proprio la sua stessa potenza che a volte rende l’amore così difficile da maneggiare?

Nel primo caso, avremmo un buon motivo per giudicare; avremmo chiaro chi sono i colpevoli e chi gli innocenti, quali le vittime e quali i carnefici, ma questo ci sarebbe di poco aiuto, lasciandoci soli a coltivare il nostro giustificato rancore. Nel secondo caso, saremmo spinti a proseguire la nostra ricerca; a continuare a chiederci come mai, visto che tutti abbiamo la necessità di essere amati e di amare, un così condiviso bisogno a volte si trasformi in qualcosa che sembra negarlo.

Per fare questo, il prezzo da pagare non sarà piccolo: dovremo rinunciare alla nostra infantile presunzione di innocenza. Eppure, mantenendo la domanda aperta, vivendo e crescendo, il nostro stesso sentimento d’amore continuerà a svilupparsi e a darci risposte sempre più ampie e comprensive.

Mediatore: dott. Stefano Saviotti

Accompagnatrice: dott.ssa Diana Marchesi

Orario: ore 9.00 iscrizione, ore 9.30 inizio, ore 13.00 pausa pranzo, ore 15.00 ripresa, ore 19 conclusione.

Luogo: centro RuYi via delle Lame 69 Bologna

Costo: € 70.00 (coppie € 120.00, bambini e adolescenti gratis) più tessera associativa RuYi € 15.00

Informazioni ed iscrizioni: info@ruyi.it, www.ruyi.it _051553210/ 3386002461 (Alessandra)

 

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come armonizzare la tua casa!

Quando ti svegli non ti senti riposato? ti risvegli spesso durante la notte?… tra le possibili cause ci può essere anche che il tuo letto non è nella giusta posizione!

Ne parleremo con Franca Scalabrini, farmacista e radioestesista

Mercoledì 17 febbraio 2016

LEZIONE DI GEOBIOLOGIA E ARMONIZZAZIONE DELLA CASA

Grazie all’utilizzo della Radiestesia possiamo testare le nostre case e gli ambienti di lavoro per vivere meglio, proteggerci dalle geopatie e dai campi elettromagnetici naturali e artificiali. Le antiche scienze come il Feng Shui ci danno preziosi consigli.

feng shui